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| Biografia tra sogno e realtà
Nato in un sobborgo di Rawalpindi il 25 marzo 1959, Ramalkandy sviluppa in tenera età una propensione per le arti e la musica. Frequenta la Scuola Statale d'Arte ed entra in contatto con il mondo della musica che lo affascina a tal punto da abbandonare le arti figurative per le corde del Sarod (un vecchio modello di suo zio) di cui Ramalkandy ignorava l'accordatura inventandone una personale. Dopo alcuni anni di pratica su brani di musica leggera locale entra in contatto con l'affascinante mondo del fingerpicking (1978), strana tecnica, arrivata dagli Stati Uniti, usata per pizzicare le corde con particolari anelli di metallo applicati alle dita della mano destra. Si rende conto che il Sarod lo limita in questa tecnica e decide di acquistare una chitarra, strumento alieno alla cultura pakistana e per questo motivo viene espulso dalla scuola d'Arte. Intraprende quindi un lungo viaggio attraverso l'Afganistan, e l'Asia Centrale per venire in Italia (1979), paese che in quel periodo fioriva di chitarristi fingerpicking. Si iscrive e frequenta , nella città di Milano, la scuola del maestro Angeletti che gli apre nuovi orizzonti e sogni sulle sei corde pizzicate. Successivamente incontra altri pickers (1980) e nasce il gruppo Washboard fellow (country blues e ragtime) che si esibisce in un club milanese famoso all'epoca nell'ambiente della musica acustica: La corte dei miracoli – Ramalkandy ritornerà nel locale come solista negli anni successivi, fino a un ultimo concerto per una sola persona! Dopo meno di un anno il gruppo si scioglie e Ramalkandy inizia a sperimentare armonie e musiche di altri paesi e culture suonando brani di altri chitarristi e componendone di propri. Dopo qualche anno passato a scopiazzare le belle musiche di John Fahey, Kottke, De Grassi e compagnia bella, Ramalkandy incontra casualmente Zan Jis-i, musicista turco residente al quartiere Bovisasca di Milano e subito si stabilisce tra loro una intesa musicale che li accomuna nella follia. Zan Jis-i invita Ramalkandy ad abbandonare le musiche dei chitarristi d'oltreoceano per cercare dentro di se le note da pizzicare. In questo modo nasce Merda per le orecchie (1982), nuova corrente chitarristica di cui non compresero bene il significato nemmeno gli ispiratori. L'incontro con il tablista Pawan-aati porta una sferzata ritmica alla nuova musica e i brani di di Ramalkandy prendono un po' il sapore dell'acqua marcia del Gange nella luce tenue del tramonto mentre le ceneri scendono lungo la corrente a Rishikesh. Da merda per le orecchie nasce l'unico lavoro pubblicato ufficialmente da Ramalkandy: Temporale nel parco (1983), vinile prodotto da una piccola etichetta milanese il cui editore più che sardo era forse genovese (per via delle braccine corte). Il disco non riscuote molto successo e centinaia di copie vengono regalate dal musicista agli spettatori che intervenivano ai suoi concerti. Seguono alcune autoproduzioni su audiocassetta (antico sistema pashtun per registrare musica) Cieli (1986), Passaggio a sud (1987) e Etnica (1988). Ma... come tutte le cose, e soprattutto come insegnano le culture orientali, tutto ha una fine. E anche questa bella parentesi finisce di colpo. La pausa dura ben 18 anni. Le chitarre di Ramalkandy riposano nelle loro custodie fino a che, un giorno, così come se n'era andata, la passione torna, di colpo e inspiegabilmente (2005). Ora le dita ripercorrono le corde della chitarra alla ricerca di sensazioni solo un po' sopite dal tempo ma che restano nella memoria come un profumo intenso che di colpo ci trasporta nel tempo e nello spazio. Il nome... Ramalkandy è un nickname, un nomignolo inventato dal
musicista turco Zan Jis-i che poi è un musicista italiano che si chiama
Roberto
Zanisi. Grazie a... Arrigo Moreschi Mio figlio Simone |
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